Bianca ha trent’anni e una storia da raccontare, fatta di gesti e piccole cose. Seduta su una sedia senza sapere dove andare e quale sarà il suo prossimo passo, si lascia attraversare dai ricordi.
Un fiocco di neve che entra nel colletto e le note di una chitarra la riportano all’infanzia senza pensieri di un agosto pieno di sole e stelle cadenti, dove il tempo sembra infinito e vorresti restasse così per sempre.
Come sfogliando un album, eccola poi prendere vita dalla foto del suo 12° compleanno, piena di dubbi e incertezze su se stessa e il buffo mondo degli adulti che la circonda.
E infine l’ultimo salto nel tempo che la riporta sedicenne a correre piena di entusiasmo verso il primo bacio, su per una scala che sembra non avere fine e che all’improvviso, invece, si interrompe nel vuoto, lasciandola cadere con un tonfo nella realtà inaspettata della vita.
Il ricordo della morte del nonno, guida fondamentale e compagno di giochi di Bianca-Bambina, è il punto di ripartenza della Bianca-Adulta che si riappropria di tutti gli insegnamenti da lui ricevuti e finalmente si alza dalla sedia a cui per tutto il tempo è rimasta come incollata per paura di perdersi.
Il finale è un inno alla vita in tutta la sua completezza di giorni e stati d’animo, perché qualunque cosa succeda, vale sempre la pena di svegliarsi, correre, perdere il metrò, dimenticare l’ombrello, ascoltare orrida musica, piangere in macchina all’improvviso, litigare senza sapere perché, non riuscire a dire t’amo, non riuscire a digerire, sentirsi goffa, inutile, come una carta straccia. Vale sempre la pena.
BREVI NOTE DI REGIA
Lo spettacolo accende una luce preziosa sulla potenza del ricordo come indispensabile arma bianca contro la rinuncia; attraversando la propria vita e rielaborandone con ironia le difficoltà incontrate, la protagonista diventa “ricercatrice di se stessa”, si perde nel proprio passato per ritrovarsi e accettarsi nel presente.
La difficile meraviglia del crescere e misurarsi con le infinite tonalità della vita è raccontata da un flusso emotivo continuo di note, gesti e parole; un sottile e raffinato equilibrio in cui la musica, suonata dal vivo, si fa drammaturgia, accarezzando, accompagnando e spostando la protagonista nel racconto.
Milano, negli anni si evolve accogliendo al suo interno professionisti di altre arti e discipline (musicisti, scenografi, psicologi, educatori) e collaborando con diverse realtà del teatro indipendente milanese ed enti legati al sociale. I temi che ci sono più cari sono l’unicità dell’uomo nei confronti della società omologatrice che lo circonda e la potenza del ricordo come arma bianca contro la rinuncia. Il nostro teatro si muove in uno spazio essenziale dove gli oggetti diventano veicolo di narrazione e l’attore-Uomo è unico protagonista. Lavoriamo in continua sperimetazione affinchè testo, musica e attore siano l’uno drammaturgo dell’ altro, nella creazione di un flusso emotivo continuo.
Per la Scuola Secondaria di primo grado
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