Scriveva Primo Levi: “Ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte e oscurate: anche le nostre”.
Anche noi oggi facciamo esperienza dell’abominio della devastazione quando ci dimentichiamo di essere umani accanto ai nostri fratelli e alle nostre sorelle in umanità, quando abbandoniamo la custodia e l’accoglienza dell’altro in nome di una presunta minaccia, quando diventiamo sordi alla sua invocazione di aiuto, quando propagandiamo l’odio a buon mercato, quando il profitto ha la meglio sulla condivisione, quando facciamo prevalere le facili armi dell’annientamento piuttosto che la paziente e creativa arte della pace.
Fratel Giandomenico, Comunità di Bose, 28 Novembre 2018
“Non ricordo quale canzone fosse, ma siamo partiti cantando. Ricordo bene il luogo, invece, perché mi portavo dentro la sensazione di conoscerlo da sempre: si chiama Westerbork, è un campo di prigionia e ha tutto quello che serve”, così si esprime Etty Hillesum Ebrea Olandese, morta a 29 anni nel novembre del 1943 ad Auschwitz.
Deportata ad Auschwitz Etty Hillesum ha con sé, nello zaino, la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina postale, indirizzata all’amica Christine van Nooten, è datata 7 settembre 1943: la giovane donna la lascia cadere dal treno diretto al campo. “Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro”.
Muore ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre 1943. Muore che non ha ancora trent’anni.
“Prima divento acida, poi triste e alla fine rovescio di nuovo il cuore, giro verso l’esterno la parte cattiva, quella buona verso l’interno e continuo a cercare un modo per diventare come vorrei tanto essere e come potrei essere, se … al mondo non vivessero anche altre persone”. Queste sono le ultime parole scritte da Anne Frank nel suo Diario. Sono pensieri e parole, confidenze di un brutto anatroccolo, un’adolescente che non si sente né carne e né pesce, che gli tocca sopportare le persone che gli escono dagli occhi che la fraintendono sempre. Anne deportata ad Auschwitz con la famiglia, muore a sedici anni, di stenti e tifo tra febbraio e marzo 1945.
Etty e Anne, partono entrambe da Westerbork, un campo di prigionia creato dai tedeschi in Olanda, ed arrivano entrambe a destinazione ad Auschwitz, dove si chiude la loro breve resistenza.
Viaggeremo idealmente su questo treno che attraversa l’Europa a loro fianco, immaginando che siano state sullo stesso treno, che abbiano visto gli stessi paesaggi, sentito il profumo degli stessi alberi e siano state accanto ai loro compagni di viaggio, con tutta la forza e la freschezza della loro gioventù.
Lunedì 28 gennaio 2019 - solo per le Scuole
Ingresso gratuito