dall’albo illustrato Moi et Rien di Kitty Crowther
con Letizia Bravi, Tiziano Ferrari
adattamento, regia e scene Fabrizio Montecchi
sagome Nicoletta Garioni (dai disegni di Kitty Crowther)
“Qui non c’è niente. Anzi, ci sono io. Niente e io. Niente si chiama Niente. Vive con me, intorno a me.” Così incomincia la storia di Lilà, una bambina che dopo aver perso la mamma e con il papà affranto dal lutto, si crea un amico immaginario, Niente. Assieme a Niente Lilà passa le sue giornate a fare niente. Ma Niente, al contrario di lei, è sempre di buonumore e risponde alla sua profonda indolenza con delicata e costruttiva positività. Al “non c’è niente da fare” di Lilà, Niente risponde che “dal niente si può fare tutto”. Ed è proprio grazie a questo importante insegnamento che Lilà si convince, dopo una lunga resistenza, ad uscire dal suo isolamento e a piantare i semi di papavero blu dell’Himalaya che la mamma aveva conservato nel grande ripostiglio. Quelli di cui, dice la leggenda, un pettazzurro aveva tenuto i semi nel becco durante un lungo periodo di gelo, per paura che quel fiore sparisse per sempre e che poi aveva piantato nel giardino di una principessa… La decisione di piantare i semi e di coltivare gli stupendi fiori blu preferiti dalla madre fino a ricreare il meraviglioso giardino di casa, consente a Lilà di attirare l’attenzione del padre e riguadagnare il suo amore. “La nostra primavera è stata bellissima. Papà è ridiventato il mio papà”, dice Lilà. Io e Niente è una piccola grande storia di straordinaria intensità e commozione. È narrata in prima persona, e questo consente allo spettatore di identificarsi in modo profondo con la protagonista. Di Lilà riusciamo a condividere i sentimenti e la tristezza e infine, riusciamo a seguirla nel suo sforzo per superare le difficoltà e uscire dall’isolamento. La presenza però di una parte centrale narrata in terza persona permette allo spettatore anche di assumere quella distanza che la trasforma da vicenda intima e personale in storia universale. Io e Niente, con un linguaggio pieno di saggezza e poesia, ci dice che anche la debolezza e la fragilità possono essere trasformate in forza. Il bizzarro amico di Lilà è proprio la testimonianza che anche dall’assenza, dalla mancanza, qualcosa di prezioso può nascere.
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